“È probabile che l’improbabile accada”          ~ Aristotele ~


Questa nazione è stata costruita da uomini che hanno preso dei rischi – pionieri che non avevano paura del deserto, uomini d’affari che non avevano paura del fallimento, scienziati che non avevano paura della verità, pensatori che non avevano paura del progresso, sognatori che non avevano paura dell’azione.

 (Brooks Atkinson)

La verità è che ormai queste grandi personalità sono in via d’estinzione. Ormai chi rischia più? Chi combatte per i propri sogni? Chi lotta per raggiungere i propri obbiettivi? 

La società è cambiata.. se una volta “credere” nelle proprie possibilità era l’unica cosa possibile… ora invece è l’unica cosa da evitare. Viviamo in una società che trova le sue fondamenta radicate nell’utilità . Se non è utile allora non è importante. 

Viviamo in una società spenta, vuota. Nessuno, per paura, esprime i propri pensieri, i propri pareri, la propria personalità. Bisogna omologarsi. Bisogna essere tutti uguali. Bisogna confondersi. 

Niente di più sbagliato.

Ognuno di noi è diverso. Ha una sua personalità ed un suo modo di pensare unico ed inimitabile. 

Allora, perché non mostrarlo? La diversità fa di noi una serie limitata. Ci permette di distinguerci. Ci permette di creare. Sperimentare. Diventare “altro”. Essere fuori dal comune. 

Andiamo dunque contro l’omologazione, che non fa altro che cancellare ciò che noi realmente siamo. Lottiamo per raggiungere i nostri sogni. Rischiamo. 

Il rischio è indice di azzardo. Non tutti siamo capaci di attuarlo. Allo stesso modo però dovremmo. Perché nonostante la minima percentuale di sconfitta, la probabilità di cambiare la nostra vita, di renderla diversa, di plasmarla a modo nostro è altissima. 

Bisogna provarci. “Crederci” è la chiave di tutto. Dunque tentiamo. Gettiamo noi stessi in un abisso sconosciuto che ci condurrà a grandi risultati e allontaniamo l’incertezza che ormai ci appartiene per avvicinarci sempre più a ciò in cui crediamo. 

“Eppure bisogna crederci -le dissi- Se non credi in qualcosa, non vivi”

~ Cesare Pavese ~ 


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