La notte è la prova che il giorno non è sufficiente.(Elizabeth Quin)🌙✨

A volte il giorno non basta. E così interviene la notte. Quella notte che tormenta i sogni.. i desideri.. la realtà.. le utopie migliori.. . La notte è meglio non pensare… perché ogni pensiero all’improvviso diventa un mattone.. ogni pensiero sfocia nell’immenso.. sembra ingigantirsi.. per poi esplodere in una infinità di frammenti più piccoli… presenti durante il giorno.. che avvolgono le nostre giornate. La notte è l’unico momento della giornata in cui siamo da soli con noi stessi e possiamo essere ciò che siamo davvero senza maschere e senza giudizi in grado di rappresentarci. La notte conduce alla risoluzione di problematiche varie perche comporta un ragionamento.. un pensiero.. . La notte pensiamo di più.. la notte riflettiamo di più.. la notte ci emozioniamo di più.. (chissà perché?!).  La notte riflette il giorno ed accentua ogni singolo istante importante. La notte accende una scintilla che scatena un fuoco ardente e intoccabile. Siamo intoccabili la notte. Quando soli con noi stessi riflettiamo sui giorni trascorsi… . 

E’ di notte che si percepisce meglio il frastuono del cuore, il ticchettio dell’ansia, il brusio dell’impossibile e il silenzio del mondo.

(Fabrizio Caramagna)

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“Caro amico, ti scrivo…”

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“Quando mi trovo sola davanti al foglio mi sento incapace e al tempo stesso potente. Incapace perché non so esprimermi come vorrei e potente perché i miei pensieri diventano cose che posso vedere. Sono davanti a me e non solo nella mia testa. Così non mi fanno più paura, se voglio, posso anche cancellarli”.

(Anna P.)

Non siamo più abituati a scrivere lettere. Ormai la tecnologia ha facilitato il nostro modo di comunicare. Ormai le parole non sono più neanche parole..sono frammenti..lettere sparse. Ormai “si usa” abbreviare le parole per scrivere più in fretta. Bastano poche lettere, un display, una tastiera virtuale.. .

Ma avete mai pensato a quanto sono importanti le parole? Cosi… nella loro interezza e nella loro purezza di significato.  Le parole sono fondamentali per rendere chiaro un discorso. Sono fondamentali per esprimere un concetto complesso che invade la nostra mente e che ci risulta difficile da esternare. Le parole, quelle scritte, sono difficili da cancellare ed hanno, come è giusto, un loro valore. Non sono paroline scritte a caso, paroline che con un clic improvvisamente scompaiono. Sono solchi.

Perché ci risulta cosi facile stare davanti ad un display e scrivere un SMS ed allo stesso tempo cosi difficile riportare i nostri pensieri e tutto ciò che vaga nella nostra mente all’interno di un semplice foglio bianco? Non siamo più capaci di scrivere. E’ questa la verità.

Il mestiere di scrivere implica una serie di elementi da tutti acquisiti ma difficili da esternare. Abbiamo imparato i significati delle parole. Abbiamo imparato la grammatica. Eppure nessuno ci ha mai insegnato a rigettare le nostre idee, i nostri desideri, i nostri pensieri in un foglio. Perchè? Perchè non è semplice come sembra. Ognuno di noi ha un modo tutto suo di esprimere se stesso. Ognuno di noi è diverso a modo suo, e cosi come cambiano le idee e le passioni cambiano anche i caratteri, i titoli, la calligrafia.

I motivi per scrivere non mancano. Ce ne sono tanti.. partendo dalle emozioni forti.. per arrivare semplicemente alla condivisione di pensieri cosi come ad un messaggio da portare a destinazione… . Non si scrive mai senza motivo. E spesso quando si scrive si dimostra una notevole attenzione per le parole. Queste, a volte taglienti, a volte portatrici di sofferenza, a volte dolci, a volte amare… .

Scrivere sembra semplice. In realtà è molto di più. Porre davanti a sé un foglio bianco nella speranza di riempirlo non è cosa da molti. Le idee si accavallano. A volte quell’enorme foglio bianco sembra piccolissimo se pensiamo a tutto ciò che abbiamo dentro e vorremmo riversare all’interno di esso. Ma iniziamo a scrivere… cancelliamo…riscriviamo…fino a quando arriveremo ad uno stadio: quello della libertà assoluta. Arriverà un momento in cui impugneremo l’inchiostro e non lo lasceremo più e sarà difficile a quel punto fermarsi e lasciare incompiuto il tutto. E allora l’unica cosa da fare è scrivere e continuare a farlo fino a che saremo sazi.. fino a che saremo soddisfatti del nostro lavoro. Così avviene per le lettere. Quali sconosciute.. . Quelle lettere che ormai nessuno invia più.

Penso che le lettere siano importanti. Non dobbiamo pensare a queste solo ed unicamente facendo riferimento al loro scopo utilitaristico.. . Ovviamente non faciliteranno la comunicazione.. però perchè smettere di inviarle? Ce lo siamo mai chiesti?

Credo sia sempre piacevole riceverne una. Ricevere un messaggio indelebile.. un pensiero.. un’emozione. Perchè è cosi.. si scrive per ricordare.. si scrive per marmorizzare tutto.. come quando si scatta una fotografia. E allora perchè smettere? Continuiamo a scriverle!! Sono un conforto per noi.. un modo per esprimerci.. per mostrare le nostre capacità e per farci comprendere, capire ed amare dagli altri.

Ecco a voi qualche motivo che può aiutarvi a non dimenticarle:

1-Sono per sempre.

2-Provocano emozioni.

3-Mostri maggiore attenzione a quello che scrivi.

4-Non ti dimenticherai mai di una lettera che hai scritto.

5-Nessuno dimentica una lettera ricevuta.

6-Esprimi te stesso con quello che scrivi (“Tu sei ciò che scrivi”).

7-“Perché esiste un romantico contatto fisico indiretto tramite una lettera. Sia il destinatario che chi l’ha scritta hanno tenuto in mano lo stesso foglio di carta.”

“Io credo soltanto nella Parola. La parola ferisce. La parola convince. La parola placa. Questo, per me , è il senso dello scrivere”

(Ennio Flaiano)

 

 

 

 

 

 

 

“Poesia”.Evasione statica dalla realtà.

“La poesia non è un modo di liberare l’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è un’espressione della propria personalità, ma una fuga dalla personalità. Ma, naturalmente, solo coloro che hanno personalità ed emozioni sanno cosa significa voler fuggire da queste cose.”(Thomas Stearns Eliot)

“Emozione”. Cosa può voler dire questo termine? Credo indichi un qualcosa di non identificabile. Qualcosa che non può essere spiegato. Qualcosa che non deve essere spiegato. Potrebbe riferirsi agli stati d’animo? Sarebbe scontato. E infatti parlare di emozioni non significa parlare della propria felicità o della propria tristezza. “Emozionarsi” indica qualcosa di più. Non sei felice. Non sei triste. Sei “piú”. Ecco! Le emozioni portano agli estremi tutto ciò che di più profondo si nasconde nell’animo umano. Le emozioni non si controllano. D’improvviso si manifestano. E noi siamo incapaci a reagire. Noi materialmente siamo esseri passivi sottoposti alle emozioni. Le subiamo. Positive o negative che siano. Non riusciamo a liberarci da esse. Ci coinvolgono talmente tanto da farci perdere il controllo. Per un attimo, per quell’attimo siamo diversi. Siamo altrove. All’inferno o in paradiso. Dobbiamo solo lasciare che facciano il loro corso. L’unica cosa da fare in questi casi è scrivere. È fare poesia. Fare poesia è l’unico modo per fuggire da queste “emozioni”. Come detto precedentemente, è impossibile liberarsi dalle emozioni. E allora scrivere è la soluzione. Fare poesia significa estraniarsi, significa fuggire. Nonostante le emozioni. Anzi. Scrivere per fuggire dalle emozioni durante le emozioni in circolo talvolta sostiene la nascita di grandi, grandissime opere d’arte. Le poesie sono la concentrazione più alta dell’essere. Non basta lo “stato d’animo”per poetare. Serve la rabbia, il tormento, il dubbio, l’amore. La poesia è questo. È un’esasperazione dei nostri più grandi tormenti. Delle nostre più grandi paure. Solo così si può fare poesia. Solo così nasce la poesia. Solo così si può fuggire l’emozione. Non riusciamo e non possiamo liberarci. Ma la cosa certa è che in qualche modo la poesia ci aiuta. Quindi scrivete. Sempre. 

“…e quando stai solo, resti nessuno.”

L’idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo; uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori con occhi che non erano i miei e che mi davano un aspetto destinato a restarmi sempre estraneo, pur essendo in me, pur essendo il mio per loro (un “mio” dunque che non era per me!); una vita nella quale, pur essendo la mia per loro, io non potevo penetrare, quest’idea non mi diede più requie.”(Uno, nessuno e centomila)

Al solo, minuto, infinitesimale pensiero di poter essere giudicati dagli altri, i quali mostrano la nostra identità come fosse a noi estranea, diversa, distaccata da quella che in realtà è la nostra persona, noi entriamo in crisi. L’uomo, al giorno d’oggi, ha perso completamente il suo baricentro. L’uomo di oggi non sta più in piedi perché ha perso il suo equilibrio e la sua centralità. Un equilibrio che deriva dalla consapevolezza di essere lui, di essere se stesso. Chi siamo, oggi? Chi siamo stati? Chi saremo domani? Come ci vedono gli altri? 

Ecco…il problema è proprio questo. Nel momento in cui ci chiediamo come appariamo agli altri riusciamo perfettamente a dare una risposta.. perché in fondo ciascuno di noi comprende l’atteggiamento dimostrato dinanzi a certa gente e di conseguenza sa già quale identità ha preso in prestito per mostrarsi agli altri. 

“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.”

… Pirandello diceva:” quando stai solo, resti nessuno”. Quanta verità racchiusa in un’unica, piccola frase. È facile indossare maschere in base al contesto che la vita ci pone davanti. E così prendiamo in giro la realtà e gli altri. Ma quando siamo soli, quando siamo noi con noi stessi, sappiamo realmente chi siamo?riusciamo a prenderci in giro da soli. Riusciamo a scappare dalla nostra reale essenza. Fuggiamo da noi stessi e così facendo, senza accorgercene, non ci ritroviamo più. La vita ci pone davanti  a un milione, e forse anche più, di giudizi. Piuttosto che indossare maschere e abbandonare noi stessi per essere qualcuno che non siamo veramente, mostriamoci per quello che siamo. Saranno gli altri a giudicare. Ma questa volta sarà la nostra identità ad essere giudicata e non la nostra maschera. I giudizi esistono. E come tutti sappiamo non sono piacevoli da ascoltare. Ma almeno sono giudizi esterni che ci mostrano nuovi punti di vista in merito al nostro carattere e alla nostra identità. Solo così riusciremo realmente a capire chi siamo veramente. Guardando dentro di noi e scoprendo come gli altri ci vedono. Abbandoniamo quelle stupide maschere! Sono solo un’inutile corazza che non ci protegge affatto. Ci divora. Ci logora. Mostriamoci per ciò che siamo e scopriamo che caratteristiche ha realmente la nostra persona. Poniamoci di nuovo al centro. Ritroviamo il nostro equilibrio. D’altronde è proprio così che si intraprendono le strade.. ricominciando a camminare… 

Semplicemente Vivi!Senza pensare alle “controindicazioni”.

“Nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo”.(Stephen Hawking)

Tra una persona ed un’altra la concezione del tempo cambia. Non tutti vediamo lo “scorrere” della clessidra della nostra vita con gli stessi occhi. Alcuni percepiscono questo “viaggio” come un semplice dovere.. come qualcosa che ci è stata assegnata e che dobbiamo vivere per “forza”, perché non ci sono alternative. Alcuni non capiscono l’importanza di questa piccola impronta che possiamo lasciare su questo nostro pianeta, che può fare la differenza. È tutta questione di opportunità. La vita è un’opportunità che ci viene concessa senza averla richiesta, ma è la più grande opportunità o meglio Occasione per Essere noi, per esistere. Non ha senso vivere una vita già scritta, fondata su regole già viste e ri-viste. Per vivere questa vita dobbiamo fare in modo di renderla originale, diversa da tutte le altre.. e per farlo.. l’unico modo è “sbagliare” e “fallire”. Una vita fantastica senza neanche l’ombra di un errore non ci permette di viverla pienamente, non ci permette di capire dove abbiamo “sbagliato” e perché. Vivere in maniera eccessivamente prudente, allontanandosi da qualsiasi forma differente dal nostro concetto di “regola”, ci sbarra gli occhi dinanzi ad un mondo meraviglioso quale quello in cui viviamo. Un mondo che deve essere vissuto, che deve essere conosciuto, scrutato, sventrato fino alla fine del nostro tempo. Perché, diciamoci la verità, il tempo che ci viene concesso non è eterno ne infinito, e proprio per questo dobbiamo usufruirne fino all’ultimo secondo, senza sprecare attimi. Qualcuno diceva”Carpe diem!” Cogli l’attimo!. Questo “qualcuno”era un illustre autore latino,Orazio, che evidentemente già molto tempo fa aveva compreso la preziosità del tempo. Di vita ne abbiamo una sola, quindi viviamola sempre col sorriso, sbagliando, imparando, avventurandoci, scoprendo, aspirando al massimo, divertendoci, senza pensare alle “controindicazioni”.. perché dobbiamo essere felici. Questa è l’unica regola da rispettare.

“Leggere”una persona: istruzioni per l’uso.

“Gli uomini amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la sensazione della vista.(…) La vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose” ~Aristotele~

L’atto visivo comporta mostrare particolare attenzione nei confronti di cose, case, persone, paesaggi e tanto altro. “Mostrare particolare attenzione” significa scrutare ogni singolo dettaglio di ogni determinata cosa e questo ci permette di scoprire sempre nuove cose, di entrare nel mondo del sapere. Attraverso gli occhi si legge, si impara. Ma gli occhi non servono solo a questo. Talvolta servono anche a “scrutare” una persona.. a leggerla. Perché si, le persone si possono “leggere”. Le persone, quelle vere, attraverso uno sguardo, si presentano. Mostrano le loro paure, le tristezze, le piccole gioie vissute. Mostrano se stesse attraverso gli occhi. Non è facile riuscire a leggere una persona, ma spesso gli animi più sensibili ci riescono. Riescono a capire la tua felicità, la tua malinconia, il tuo dolore, la tua allegria. Gli occhi sono importanti. Attraverso uno sguardo ci si innamora. Esatto, si, avete capito bene. Il tempo si ferma e per un attimo si sprofonda in una realtà nuova, diversa. Gli occhi sono importanti. Attraverso la vista si giudica, si mente. Gli occhi sono importanti: sono lo specchio della persona. Fate caso agli sguardi che avete addosso, che vi circondano, e sappiate distinguerli. 

“Quando si parla di Amore come si fa a sapere quand’è che basta?”

 In amore c’è una linea sottile che intercorre tra il piacere e il dolore, infatti si dice comunemente che un rapporto senza dolore è un rapporto che non vale la pena di essere vissuto. Per alcuni il dolore implica una crescita, ma come si fa a sapere dove finisce il dolore della crescita e dove inizia il dolore della pena? continuare a percorrere quella linea sottile è da masochisti o da ottimisti? quando si parla di amore come si fa a sapere quand’è che basta?

Quando le cose sono troppo facili, siamo portati a sospettare. Devono diventare complicate prima che possiamo crederle reali? Siamo cresciuti credendo che la via del vero amore non possa essere tutta piana; ci deve essere sempre un secondo atto con gli ostacoli prima di poter vivere felice e contenti nel terzo atto. Ma cosa succede se non ci sono ostacoli? Significa che ci manca qualcosa? Ci serve il dramma per far funzionare una relazione? 

 (Carrie) ~Sex&thecity~

Cari lettori, riflettiamoci bene.. 

Cos’è l’amore e perché “nonostante tutto” continuiamo ad inseguirlo? 

Credo fermamente che ognuno di noi si aggrappi prepotentemente all’idea di essere felici solo ed esclusivamente andando alla ricerca di un semplice elemento astratto. Non è così. La felicità non dipende solo da questo. E l’amore non comporta solo tutto ciò che di positivo in una persona si può trovare. L’amore non è una “cosa semplice”. L’amore è complicato. È confusione. È gioia. È malinconia. È gelosia. È rabbia. È libertà. È prigione. Perché nonostante tutto continuiamo a star dietro ad un sentimento così complesso e difficilmente comprensibile e descrivibile? L’amore è dramma. È una serie continua di ostacoli da superare. Riusciremo mai ad arrivare al traguardo? O molleremo la presa perché la stanchezza che sentiamo ci sembra eccessiva? L’amore è questo. È vincere “nonostante tutto”. Nessuno di noi è masochista e vuol solo star male inutilmente, sia chiaro. Semplicemente tutti vogliamo arrivare al traguardo, talvolta scegliendo la strada più corta, talvolta fermandoci prima, talvolta non staccando gli occhi dalla meta. E allora perché soffrire? Perché una volta raggiunto il tanto aspirato traguardo, si comprende finalmente il senso della corsa. “Ne valeva la pena“. Ecco cos’è l’Amore

LES ENFANTS QUI S’AIMENT.🌹


Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout

Contre les portes de la nuit

Et les passants qui passent les désignent du doigt

Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne

Et c’est seulement leur ombre

Qui tremble dans la nuit

Excitant la rage des passants

Leur rage leur mépris leurs rires et leur envie

Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit

Bien plus haut que le jour

Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour.

~ Prevert~

Leggere: la sola e più dolce custodia di ogni paura.

“… forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, lèggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall’incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile – gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo – le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri – la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima … lèggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia … ”

~ A. Baricco (Castelli di rabbia) ~

“Letteratura”: dare un senso all’esistenza.

La nostra vita presa momento per momento è insignificante. Chiede uno scopo per vivere. Organizzare il senso che si vuole dare alla vita e oltre alla vita, se ci si crede, e stabilire un destino per il singolo e per l’umanità è stato racchiuso in una Narrazione. Ognuno di noi ha una storia da raccontare. Con la narrazione si crea un continuum in cui la vita dell’uomo muta nel tempo e progredisce verso un fine. L’uomo si pone, si sceglie. Mette in discussione se stesso e il mondo, cercando di migliorarsi. Talvolta ci riesce, talvolta no. Ma prova, prova a cambiare perché ha un obbiettivo. La letteratura pone questo obbiettivo, lo crea. Fornisce uno scopo. Ecco a cosa serve la letteratura: a dare un senso alla nostra storia.